MODA: UNA STORIA ITALIANA
La Trama
della Storia
HERITAGE
La Trama della Storia
LE RADICI DELL'ECCELLENZA ITALIANA NASCONO NEL MEDIOEVO

I primi segni della manifattura tessile in Italia si hanno in Sicilia, nei TIRAZ, laboratori dove erano realizzati tessuti di alta qualità, nati durante la dominazione arabo-islamica prima dell’anno 1000. I Normanni mantennero e svilupparono questa attitudine sul territorio. Il massimo esempio del Tiraz di Palermo è il Mantello di Ruggero d’Altavilla (1133-34), che ancora oggi possiamo ammirare nella bellezza dei suoi ricami.

L’arte della filatura e della tessitura compare nelle regioni del Nord-Italia intorno al 1300 e la manifattura italiana mantiene una posizione primaria in Europa fino alla fine del Medioevo. Ludovico il Moro (1452-1508) favorì per primo l’allevamento dei bachi da seta in Lombardia. Nei secoli successivi si sviluppa una forma di organizzazione protoindustriale nelle zone dedicate alla produzione della seta, sparse in tutto il territorio della penisola da sud a nord. Nel 17° secolo la coltivazione dei gelsi e l’allevamento dei bachi da seta erano attività  prettamente agricole alternate alla coltivazione ed alla trasformazione della canapa, in aree molto ricche di acqua. Compare in questo periodo anche la produzione di tessuti in lana, che nasce e cresce in alcune zone specifiche Valdagno, Biella, Prato, Schio e raggiunge l’apice alla fine del ‘700.

In alcune zone della Lombardia e della Toscana si aggregano, nei secoli successivi, centri di produzione di tessuti in cotone, basati sempre su lavoro a domicilio in zone rurali ricche di acqua. All’inizio del 19° secolo la lavorazione proto-industriale del cotone si concentra maggiormente nella zona di Milano e Como. In tutta Europa la rivoluzione industriale porta l’adozione su ampia scala delle macchine nella manifattura tessile.

 
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In alto: Frammeno del manto del Califfo Marwan II, VII-VIII secolo. Seta, 8.9 x 10.2 cm. Brooklyn Museum, 41.1265. Creative Commons-BY (Photo: Brooklyn Museum)
A lato e sotto, Tiraz reale di Palermo: manto e guanti di Ruggero II d’Altavilla primo re normanno di Sicilia, conservato a Vienna

La prima industria tessile vera e propria evolve nell’area nord della penisola e nelle città, dove si concentrava la produzione e l’industrializzazione. Alcune famiglie di imprenditori assunsero un ruolo primario nell’applicazione delle nuove tecnologie e nella trasformazione dei prodotti tessili in prodotti di particolare pregio. Nelle aree dove si sviluppa la produzione laniera ebbero ruoli di primo piano alcune famiglie, i cui marchi sono ancora oggi sinonimo di lane di altissima qualità – i Piacenza, i Sella a Biella e a Schio i Rossi  e i Marzotto a Valdagno. L’inizio del ‘900 vide l’aprirsi delle prime imprese tessili italiane alle altre realtà tessili europee, dalle quali gli imprenditori italiani appresero le tecniche di meccanizzazione della filiera. 

Il primo censimento industriale, del 1911, rivela che tre quarti di tutti gli operai tessili operavano tra Piemonte e Lombardia, prime aree industriali del settore tessile. Infatti, oltre ai  crescenti distretti lanieri, nei primi decenni del ‘900 Como si specializza sempre più nella produzione della seta, che viene richiesta dai mercati europei più sofisticati. Prato a sua volta produceva coperte e tessuti d’arredamento dedicati ai mercati esteri ed anche qui si svilupparono insediamenti industriali dedicati al settore laniero delle lane rigenerate. La Grande Guerra con la sua imponente presenza di ingegneri, portò ad un rapido sviluppo della meccanizzazione delle imprese, soprattutto di quelle seriche. I nuovi studi sperimentali portarono alla nascita delle prime fibre artificiali e miste, molto gradite ai mercati del Nord Europa. La Grande Crisi del 1929 portò seri problemi alle aziende più grandi, mentre quelle di medie e piccole dimensioni si adattarono meglio ai nuovi scenari industriali. Le fibre artificiali si rivelano, negli anni ’30, una risorsa inesauribile di nuove mischie con filati puri o particolarmente performanti in utilizzi particolari e del tutto nuovi, a costi contenuti. Nascono così e crescono nuove realtà industriali come la SNIA – Viscosa. Ben presto l’Italia diventa il terzo produttore al mondo di fibre artificiali, dopo USA e Giappone.

In questi anni vediamo il consolidarsi di quelli che in futuro diventeranno i cosiddetti “distretti del Tessile: Biella e Schio per la lana pregiata, Como per la seta, Milano e la Lombardia per il cotone e Prato per la lana rigenerata.

 
guanti ricamati
 

I periodi storici più complessi vedono l’emergere di imprenditori particolarmente illuminati che integrano nelle loro strutture primarie tutte le fasi della filiera di produzione, per avere un migliore controllo e ridurre i costi. Tra questi Ermenegildo Zegna, che attua anche una vera  innovazione dal punto sociale e ambientale, tutelando la qualità della vita dei lavoratori e l’ambiente boschivo che circondava il lanificio.

Il periodo post II Guerra Mondiale subisce una prima “americanizzazione delle industrie tessili, che  ben presto si rivela infelice per le dimensioni medie delle aziende italiane, le quale appena possono tornano a comprare macchinari e telai non americani, ma italiani ed europei, più consoni alle dimensioni delle aziende italiane dell’epoca. Nel frattempo l’area di Como, non particolarmente segnata dai bombardamenti diversifica la propria produzione serica e vede lo spostarsi in zona di aziende e designer dalla città di Milano, duramente colpita dalla guerra.

Negli anni ’50 e ’60 le industrie tessili italiane crescono e diversificano le loro produzioni e vendono tessuti pregiati a tutti i maggiori mercati internazionali, soprattutto agli stilisti parigini che fino ad allora dettano le regole della moda nel mondo. Ma nel 1950 l’Italia vede nascere la prima sfilata di stiliste italiane e tessuti italiani e cosi nasce finalmente la “Moda Italiana”.

Da allora la Moda Italiana cresce grazie alla sinergia tra stilisti e imprenditori che, per loro creano tessuti sempre più creativi e innovativi. I mercati internazionali iniziano a vedere la moda italiana come un’alternativa a quella francese.

Ancora oggi la filiera tessile moda italiana è unica nella sua specificità ed eccellenza, che unisce la tecnologia alla tradizione artigiana e manuale, per risultati che tutto il mondo ci invidia.

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